Tiramisù

26-27 Feb Tiramisu

Regia di Fabio De Luigi

Produzione:  Colorado Film

Distribuzione:  Medusa

Cast : Fabio De Luigi, Vittoria Puccini, Angelo Duro, Alberto Farina, Giulia Bevilacqua,

Nicola Pistoia, Giovanni Esposito, Orso Maria Guerrini, Pippo Franco.

Antonio Moscati è sposato con Aurora, una donna dolce ma tutta d’un pezzo. Nella loro vita bazzicano spesso il cognato di Antonio, il cinico Franco, trentenne divorziato con una figlia di sette anni e che cambia modella ogni settimana, e Marco perennemente depresso perché la sua enoteca è sempre vuota a causa del suo atteggiamento sciatto e disfattista, e di conseguenza ha accumulato tanti debiti. Antonio fa il rappresentante di prodotti farmaceutici, e gira con poco successo ed entusiasmo gli studi dei medici della mutua, cercando ogni giorno di vendere le sue garze e le sue bende. Alla sua frustrazione quotidiana, si è aggiunto ultimamente anche il timore che sua moglie Aurora, possa stancarsi presto di lui e del suo non essere un vincente. Finché un giorno Antonio, dimentica in uno studio medico un tiramisù fatto da Aurora e che lui avrebbe dovuto portare alla Caritas. Un medico lo assaggia, e la vita di Antonio cambia. Il tiramisù diventa il primo innocente gradino, di una scala di intrallazzi che il maldestro Antonio riuscirà comunque a costruire per ottenere sempre più successo nel campo della sanità. Antonio, tra mille imprevisti e situazioni comiche, diventerà senza quasi accorgersene, una persona diversa e disposta quasi a tutto per conquistare e mantenere il suo nuovo status quo. Per aprirgli gli occhi, servirà Aurora e la sua decisione di lasciare un uomo così diverso da quello che lei aveva sempre amato…

Fabio De Luigi è al suo esordio alla regia con “TIRAMISÚ”, una ricetta personale per la divertente commedia degli equivoci che lo vede dietro la macchina da presa e davanti all’obiettivo, nelle vesti del goffo informatore scientifico Antonio Moscati, pronto a trasformare il celebre dolce preparato dalla moglie Aurora, in una ricetta per avviare una sorprendente carriera.

 

Affiancato da Angelo Duro e la sua comicità ben nota al piccolo schermo, per le saltuari apparizioni come Iena del programma Mediaset, nei panni di Nuccio Vip e Mariano il rapper siciliano, oltre che nel panorama web, dove il sodalizio con De Luigi ha già fruttato i virali “L’esame che vorrei” e “La dieta che vorrei”. Una coppia collaudata insomma, per la commedia girata in diverse location romane che annoverano anche la spiaggia di Fregene e Ostia, location ideale e set di interni ed esterni tra scrosci di finta pioggia e simulazioni di incidenti automobilistici che sembrano aver svegliato parecchi abitanti della zona.

Il Viaggio di Norm

20-21 Febb Il Viaggio di Norm

Regia di Trevor Wall

Produzione:  Lionsgate, Splash Entertainment, Telegael

Distribuzione:  Notorious Pictures

Trama:

Il simpatico orso polare Norm non è nato per la caccia. Se e quando riesce a catturare una foca, davanti ai suoi occhi imploranti, cede immediatamente, il che non lo rende molto popolare tra i suoi simili. Però è nato con un dono: è in grado di parlare con gli umani. Questo fa di lui l’unico in grado di salvare l’artico quando un imprenditore senza scrupoli decide di espandere le sue proprietà costruendo dei lotti abitativi sul ghiaccio. Tocca a lui quindi imbarcarsi alla volta di New York per far cambiare idea al costruttore e salvare al contempo anche il nonno scomparso da tempo….

Il viaggio di Norm è un piacevole viaggio alla scoperta del Polo Nord pensato e realizzato per i più piccoli. La storia, infatti, semplice e lineare, permette ai bambini in età prescolare di seguire con attenzione la trama, mentre la comicità in chiave slapstick disseminata per tutto il film diverte anche quelli in età scolare. Anche se il film non può contare su un’animazione particolarmente fluida e accurata come quella delle grandi case animate come la Pixar, ha dalla sua la profondità di alcune importanti tematiche come l’ecologia, l’importanza della preservazione del nostro pianeta e il suo eco-sistema, con il grave problema del ormai conclamato scioglimento dei ghiacci e dell’urbanizzazione incontrollata, oltre ad insegnare ai bambini di non dubitare mai delle proprie capacità. Ognuno infatti nasconde dentro di sé un dono che, se coltivato a dovere, permette di trovare il proprio posto nel mondo.

Trevor Wall, già regista della serie TV “Sabrina vita da strega”, per la realizzazione del film  Il viaggio di Norm si è ispirato ed ha reso omaggio ad alcuni dei personaggi più iconici del cinema d’animazione, in particolare della DreamWorks, come gli occhioni imploranti tipici del “Gatto con gli stivali” o i tre lemmings che ricordano tanto i “Pinguini di Madagascar”.Ci si diverte tantissimo nei continui pasticci di Norm, ma soprattutto si ride a crepapelle ogni volta che entrano in scena proprio i lemmings, ma ci si può persino commuovere quando Norm riesce a ricongiungersi con il nonno: fino a quando finalmente l’orso pasticcione ottiene l’approvazione della sua comunità.

Piccoli Brividi

13-14 Febb Piccoli Brividi

PICCOLI BRIVIDI  (USA 2015 – 103 min’)

Regia di Rob Letterman

Produzione: Columbia Pictures, Original Film, Scholastic Entertainment

Distribuzione: Warner Bros. Italiana

Zach è un adolescente dispiaciuto per il suo trasferimento da una grande città, ad una piccola di provincia. La sua vicina di casa è una bella ragazza, Hannah, che vive con un padre burbero e misterioso, che si rivela essere R. L. Stine, l’autore della serie di libri bestseller “Piccoli brividi”. Zach scopre che il padre di Hannah è prigioniero della sua stessa immaginazione e che i mostri che lo hanno reso famoso nei racconti dei suoi libri sono reali.  Così Stine protegge i suoi lettori: tenendo rinchiusi i mostri nei libri, fino a quando Zach involontariamente libera i mostri dai manoscritti e questi iniziano a terrorizzare la città. Sarà loro compito riportarli tutti indietro, nei libri a cui appartengono…

“Piccoli brividi” non è una trasposizione dei celebri romanzi di R. L. Stine, letti da migliaia di bambini che sono cresciuti negli anni’80 e ’90, quanto piuttosto un’opera originale e divertente che prende spunto dai libri per diventare un film di genere per tutta la famiglia. Il genere in questione è però l’horror, naturalmente, ma edulcorato al punto da restare soltanto una ricca ‘gallery di mostri’ di ogni sorta, che garantiscono una continua ricarica di… piccoli brividi!

Diretto dal regista de “I fantastici viaggi di Gulliver”, “Shark Tale” e “Mostri contro alieni”, il film alterna momenti di tensione a divertenti sketch umoristici, che ne stemperano la carica horror. Per tutta la durata della visione non si vede mai una goccia di sangue e, anche nei momenti più “di paura” non si teme mai davvero per la vita dei personaggi. Tanto che i cattivi si servono di innocui ‘raggi congelanti’ per mettere fuori gioco i buoni. Chiaramente pensato per far conoscere la ben nota collana di libri alle nuove generazioni, il film è una continua passerella dei mostri più amati di tutta le saghe letterarie dell’infanzia: un film di certo adatto per tutta la famiglia.

45 Anni

12 Feb 45Anni

45 ANNI (UK 2015 – 93 min’)

Regia: Andrew Haigh

Genere: Drammatico

Interpreti: Charlotte Rampling (Kate Mercer), Tom Courtney (Geoff Mercer), Geraldine James (Lena), Dolly Wells (Charlotte), David Sibley (George), Sam Alexander (Chris il postino), Richard Cunningham (sig. Watkins), Hannah Chambers (agente di viaggio), Camille Ucan (cameriera), Rufus Wright (Jake).

Soggetto: basato sul racconto “In another Country” di David Constantine

Sceneggiatura: Andrew Haigh

Fotografia (Panoramica/a colori): Lol Crawley

Musiche: brani di autori vari

Montaggio: Jonathan Alberts

Produzione: Tristan Goligher

Distribuzione: Teodora Film

In un piccolo centro nella campagna inglese, Kate e Geoff si apprestano a festeggiare i 45 anni di matrimonio. Quando mancano pochi giorni alla ricorrenza Geoff, il marito, riceve la notizia dell’inatteso ritrovamento in un ghiacciaio del corpo intatto di Katya, la sua prima fidanzata dispersa negli anni ‘60 durante un’escursione in montagna. Sembra un episodio dimenticato ma in realtà da quel momento in poi per Geoff è impossibile scacciare il nome di quella ragazza…

All’origine del film c’è un racconto di David Constantine, “In another Country”, che il regista ha arricchito con nuovi elementi, spostando l’azione dagli anni Novanta ai giorni nostri. “45 anni” dell’inglese Andrew Haigh è una sottilissima analisi psicologica di una coppia che, credendosi praticamente incrollabile, scopre improvvisamente che un evento casuale può rimettere tutto in discussione ed indurre i coniugi a guardarsi dentro, per scoprire qualcosa che era nascosto da tempo ma mai realmente cancellato. Ciò permette al regista Haigh di distinguere con precisione i ruoli: Geoff è un razionale che pensa che con l’intelletto ed il ragionamento si possa agevolmente risolvere tutto. Mentre Kate è una sentimentale, quindi emotiva, ed il cervello non le basta a chiarirsi la situazione. Risulterà evidente che per mantenere omogenea una storia come questa c’era bisogno non soltanto di una buona sceneggiatura, ma anche di due attori che fossero in grado di reggere la parte senza eccessi, senza sentimentalismi e senza banalità. Possiamo dire che la scelta di Tom Courtenay e Charlotte Rampling è stata davvero perfetta. Si tratta quindi di un film duro, per niente accomodante, con un ritmo molto lento per far sì che il pubblico segua i due protagonisti. Così che le note altamente romantiche di “Smoke Gets in Your Eyes” diventino la presa d’atto di aver vissuto, appunto, con il fumo negli occhi e di sentirsi in grado di vedere chiaramente una verità che potrebbe rimettere tutto in discussione.

  • ORSO D’ARGENTO come miglior attore a Tom Courtenay
  • ORSO D’ARGENTO come miglior attrice a Charlotte Rampling

al 65° Festival internazionale del cinema di Berino (2015)

Padri e Figlie

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5 Feb Padri e figlie

Negli anni ’80 Jake Davis, romanziere Premio Pulitzer rimasto vedovo, lotta contro un serio disturbo mentale mentre cerca di crescere nel migliore dei modi la figlioletta Kate di 5 anni. Passano 25 anni e Kate è una ragazza matura che vive a Manhattan, da anni lontana dal padre, e obbligata a combattere ancora con le paure della sua infanzia infelice e l’incapacità di abbandonarsi ad una storia d’amore… Come due blocchi della storia che s’intrecciano secondo un montaggio ardito e coraggioso, e che poi ricompongono una scrittura tanto difficile da compattare, quanto solida e coerente, che non perde di vista la ‘linea guida’ del copione, il film “Padri e figlie” si propone come una storia di amore e disamore, di fedeltà e caparbia voglia di non distruggere quei valori che cementano i rapporti, al di là del passare degli anni. E’ una storia di affetti e sentimenti, di emozioni e commozione, di dolori asciutti e trattenuti. Forse un melò, nell’accezione di quei passaggi nei quali vita passata e vita futura confliggono in contrasti acuti e stridenti. Un melò come termometro delle sensazioni che fanno tremare. E’ un’impalcatura delicata quella su cui poggia Muccino, che dimostra di padroneggiare con vigore. Taglio narrativo lucido, stile profondo, regia di vasto respiro. Gira immagini forti e non perde colpi. Controlla un cast di prima fascia e lo governa con misura. Se vogliamo, il quarto film di Muccino realizzato negli States potrebbe essere visto come un’interessante divisione (temporale ed emotiva) della vicenda: alternando le due fasi della vita di Katie – da bambina, il suo rapporto con il papà, e da giovane adulta il suo rapporto con la vita, con il lavoro (dove aiuta bambini abbandonati), con gli uomini. Ci troviamo così al cospetto di due storie diverse e intrecciate, una conseguenza dell’altra. Perché, si sa, non siamo altro che il prodotto della nostra infanzia.

Quo Vado?

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6-7-8 Feb QuoVado

Trama: “Quo vado?” racconta la storia di Checco, un ragazzo che ha realizzato tutti i sogni della sua vita. Voleva vivere con i suoi genitori, evitando così una costosa indipendenza e c’è riuscito, voleva essere eternamente fidanzato senza mai affrontare le responsabilità di un matrimonio con relativi figli e ce l’ha fatta, ma soprattutto, sognava da sempre un lavoro sicuro, ed è riuscito a ottenere il massimo: un posto fisso nell’ufficio provinciale caccia e pesca. Con questa meravigliosa leggerezza Checco affronta una vita che fa invidia a tutti. Un giorno però tutto cambia. Il governo vara la riforma della pubblica amministrazione, che decreta il taglio delle province…. Il ritorno di Luca Medici, in arte Checco Zalone. Il fenomeno pugliese entrato di prepotenza nel panorama nostrano con “Cado dalle Nubi” e con “Che Bella Giornata” e poi con “Sole a Catinelle”, propone al pubblico per iniziare l’anno il suo “Quo Vado?” diretto sempre dal fedele Gennaro Nunziante, un’opera semplice ed essenziale che rappresenta il miglior prodotto realizzato quest’anno insieme alla Tao Due di Pietro Valsecchi. Zalone torna portando in scena l’italiano medio, attaccato al privilegio e al tanto famigerato “posto fisso” ormai diventato solo un miraggio, per chi non ha vissuto ai tempi della storica “Prima Repubblica”. La sua comicità è diversa da quella del cine-panettone, meno volgare e più alla portata di tutti: per questo motivo vincente. Il suo stile si avvicina, senza averne ancora la presenza scenica, a quello portato in scena da Alberto Sordi e a Fantozzi, di cui si prova a porre come erede, visto che riesce ad arrivare nello stesso modo senza usare alcun tipo di filtro. Questa la sua risposta in 86’ di commedia leggera e moralistica, con un Checco Zalone giunto (forse) al nuovo record di presenze al cinema.