Cinema Weekend – GUARDIANI DELLA GALASSIA – Vol. 2

i gurdiani

(USA 2017 – 137 min’)

Regia di James Gunn

Assoldati dai Sovereign ma poi braccati da questi per aver rubato delle preziose batterie i guardiani della galassia si dividono in due gruppi: Rocket e Groot se la vedono con i Ravagers di Yondu, mentre poi Star-Lord conosce finalmente il padre, Ego, scoprendo molti segreti inaspettati sulla propria natura semi-umana…

Sboccato e irriverente (tanto da guadagnarsi in patria come indicazione di visione un prudente ai minori di 13 anni accompagnati da un adulto), citazionista e psichedelico, il secondo capitolo (o meglio volume), che corrisponde alle amate raccolte dei brani musicali che il protagonista ascolta sul walkman, dei Guardiani della Galassia espande la sua formula vincente a base di scambi sapidi e spettacolari combattimenti, puntando però soprattutto sulle relazioni tra i personaggi che hanno conquistato il pubblico.

Lo Star Lord, spaccone ma anche tenero, la dura Gamora, che non riesce ad ammettere i suoi sentimenti, ma è leale fino all’estremo, il coriaceo Drax, l’irritante Rocket ed il molto tenero Baby Groot sono gli (anti)eroi improbabili, che ovviamente si troveranno di nuovo a salvare l’universo, ma soprattutto a stringere ancora di più i legami di un’anomala famiglia.

E in effetti sono proprio i legami familiari, con il loro carico di problematicità, a costituire il cuore del racconto, sempre molto spettacolare sul piano visivo, offrendo un rilancio che si inserisce nell’universo dei racconti Marvel in una posizione per ora secondaria, ma anche essenziale alla visione complessiva.

L’elemento scatenante della storia è la comparsa del perduto padre di Star Lord. È proprio lui: Ego, una sorta di divinità, a dare la possibilità a Peter Quill di scoprire finalmente il suo retaggio, ponendolo di fronte a un dilemma circa il suo futuro. Il tema della paternità, come anche quello della fratellanza viene poi ripreso sugli altri personaggi con diverse declinazioni che permettono ad ognuno di avere il suo spazio nel racconto. Così alla fine della storia il gruppo ne esce rafforzato, mentre vengono lanciati dei ‘ganci’ per le prossime avventure….

Il divertimento è garantito, anche ai non appassionati dei Comic di riferimento.

Cineforum – IL DIRITTO DI CONTARE

contare

(USA 2016 – 127 min’)

Regia di THEODORE MELFI

Genere: drammatico, storico-biografico

Cast principale:  Octavia Spencer, Janelle Monae, Jim Parsons, Kevin Costner, Kirsten Dunst,

Tematiche: astronauti, matematica, scienza, segregazione, integrazione razziale.

Vi si narra di un episodio semisconosciuto della abbastanza recente storia americana, e più precisamente la storia di tre donne, Katherine Johnson, Mary Jackson e Dorothy Vaughan: tre matematiche afro-americane che lavoravano per la NASA quando era stata da poco costituita e non aveva ancora i calcolatori elettronici. Nonostante si fosse nei primi anni ‘60 diverse donne erano raccolte in un unico stanzone, sulla cui porta vi era apposta l’etichetta “Colored computers”: cioè calcolatrici di colore…

Fin dal titolo originale “Hidden Figures” questo film gioca sul possibile e doppio significato di «Figure nascoste/Cifre nascoste». Infatti ben descrive la resistenza che queste donne hanno dovuto superare, anche solo semplicemente per riuscire a svolgere dignitosamente il loro lavoro, in un ambiente nel quale le vessazioni e la paura erano all’ordine del giorno.

Dorothy, la responsabile del gruppo (di fatto, ma non di sostanza) delle ‘donne calcolatrici’ cerca inutilmente di ottenere un qualche riconoscimento che le spetta, studia (sottraendo di nascosto i testi alla sezione “per bianchi” della biblioteca) ed insegna alle altre come programmare i computer, ben sapendo che è l’unico modo per salvare il loro posto di lavoro, quando anche alla NASA questi faranno la loro comparsa. Mary si appella al tribunale per ottenere di poter frequentare i corsi che le permetteranno di diventare ingegnere e che sono tenuti in istituti riservati solo ai bianchi.

Ma la parte del leone il film la riserva alla Johnson: a quest’ultima viene chiesto di lasciare lo stanzone delle calcolatrici di colore, per entrare nello staff che manderà il primo americano nello spazio. Una silenziosa battaglia di queste donne per veder loro riconosciuti diritti e meriti è il cuore del racconto, che aggiunge pathos a un momento già di per sé drammatico per gli Stati Uniti, in cui i russi, che avevano per primi messo in orbita lo Sputnik, erano già riusciti a far volare un uomo, il colonnello Yuri Gagarin, oltre l’atmosfera. Fu John Glenn, il primo astronauta designato, ad esigere che fosse proprio la Johnson a riverificare i calcoli del suo rientro sulla Terra, o non sarebbe nemmeno partito. Decise così di mettere la sua vita nelle mani di quella sconosciuta matematica di colore ed ebbe ragione, dimostrando ancora una volta che pari possibilità per tutti potevano rendere più forte e migliore il Paese.

– CANDID. OSCAR 2017: MIGLIOR FILM, ATTRICE NON PROT. (Octavia Spencer) SCENEGG. NON ORIG.

– CANDID. GOLDEN GLOBES 2017: MIGLIOR ATTRICE NON PROT. (Octavia Spencer) E COL. SONORA

Cineforum / Cinema d’essai: “BUIO IN SALA!”

Cineforum – Arrival

arrival

Trama:
Quando un misterioso oggetto proveniente dallo spazio atterra sul nostro pianeta, per le susseguenti investigazioni viene formata una squadra di élite, capitanata dall’esperta linguista Louise Banks. Mentre l’umanità vacilla sull’orlo di una Guerra globale, Banks e il suo gruppo affronta una corsa contro il tempo in cerca di risposte – e per trovarle, farà una scelta che metterà a repentaglio la sua vita e, forse, anche quella del resto della razza umana.

Cinema weekend – Baby Boss

baby boss

(Usa 2017 – 97 min’)

Regia di Tom McGrath

Come fare a contrastare l’arrivo di un fratellino intenzionato a portare via tutto quello che si ha di più caro al mondo? Combatterlo fino allo stremo delle forze o allearsi con lui sperando di dividere la quantità di amore a disposizione? “Baby Boss” il nuovo film DreamWorks cerca di rispondere a queste domande aiutando i più piccoli con una importante riflessione: “Siamo davvero sicuri che un fratellino sia un nemico da combattere e non un potente alleato con cui fare squadra?” Una commedia animata divertente pensata per tutta la famiglia, che racconta la storia della nascita di un fratellino visto dal punto di vista di un delizioso quanto inaffidabile narratore: un fantasioso bambino di 7 anni di nome Tim.

Tutta la storia di spionaggio, che richiede una sospensione dell’incredulità, è una divertente e incisiva metafora sull’amore fraterno, visto però sempre attraverso gli occhi del bambino. Le scene d’azione che vedono protagonisti i bebé, soprattutto quelle di inseguimento, sembrano appena uscite da “Fast & Furious” solo finché le vediamo con la fantasia di Tim e si ridimensionano immediatamente quando le vediamo mettendoci dalla parte dei genitori.

Il film, diretto da Tom McGrath (già regista dei primi due Madagascar e Megamind), si ispira all’omonimo libro Marla Frazee, ma si prende la libertà di aggiungere il ruolo del fratello Tim, non presente nel volume. Ideale film per un pubblico di bambini, sa parlare però anche ai genitori, aiutandosi da tanti ‘omaggi’ alla storia del cinema disseminati qua e là, come quelli a “Indiana Jones”, “Mary Poppins”, “Angry Birds”, “Toy Story” e persino “Peter Pan”.

Forse solo un po’ strana invece la presenza anacronistica nel film di telefoni con il filo e di audiocassette, che spostano il film temporalmente indietro di almeno quindici anni.  Però ben si sposa con la grafica 2D delle scene oniriche in cui Tim entra nei suoi mondi fantastici.

Baby Boss è ricco di trovate simpatiche, di gag e di momenti coinvolgenti e commoventi (soprattutto per chi va al cinema digiuno dai trailer e le clip varie, perché il materiale promozionale svela decisamente  a ns. parere un po’ troppo e forse rischia di rovinare la sorpresa), che sapranno parlare soprattutto ai bambini che un fratellino lo hanno già o stanno per averlo. Per far loro capire che non sarà un nemico da combattere ma un potente alleato e un compagno di giochi per tutta la vita…

Cineforum – Lion

lion

(USA-AUS-UK 2016 – 129 min’) Regia di GARTH DAVIS

Genere: drammatico

Cast principale: Dev Patel, Rooney Mara, Nicole Kidman, David Wenham, Nawazuddin Siddiqui.

Tematiche: famiglia, destino, adozione, origine, speranza, ricerca, passato.

 Saroo è un bambino che vive nell’entroterra povero dell’India nella metà degli anni ’80.

Un giorno segue il fratello in un viaggio in treno per rimediare qualche soldo, e si perde. Finisce a Calcutta e viene poi adottato da un’amorevole coppia australiana che vive sul mare, nell’isola della Tasmania. Superati i vent’anni, mentre si trasferisce a Melbourne per studiare, viene tormentato dal suo passato, e grazie a Google Earth cerca di ritrovare la stazione e quei luoghi che continuano a tormentare il suo sonno…

 Ci sono legami primordiali, come quello della famiglia, che non vengono mai meno. Nonostante tutto. Nel bene e nel male. Legami che non si dissolvono con il tempo e che pervadono la nostra intera esistenza. Anche quella che per un «errore» ti porta a vivere dall’altra parte del mondo. Come la storia di Saroo (interpretato da piccolo dallo straordinario Sunny Pawar e poi da grande da Dev Patel che ricordiamo tutti per «The Millionaire») che a cinque anni finisce lontano dai suoi affetti, in particolare dalla madre e dal fratello Guddu, per perdersi nella grande città di Calcutta. Viene poi adottato da una famiglia australiana (Nicole Kidman e David Wenham), ma da grande il ricordo di quel giorno e di quella stazione lo porterà alla ricerca ossessiva delle sue origini. Basato sul romanzo di Saroo Brierly “La lunga strada per tornare a casa”, il film attraverso il racconto del protagonista, nonché il lavoro del giovane regista Garth Davis, emoziona volutamente fin dalle prime scene. Soprattutto il quadro familiare, sia quello originale come quello adottivo, ne esce felicemente vincente. È, infatti, il bene messo in scena, nonostante tutto, che impressiona. Un bene che presuppone un affetto sincero che rende liberi e perdona. Così «Lion» ci porta tra i meandri dei ricordi e i desideri struggenti del giovane Saroo, mentre cresce nella sua nuova terra. Senza, però, farci dimenticare il suo passato, povero ma felice. Un film che punta pure sul valore dell’adozione, ma anche di denuncia per i ca. 8 mila bambini che si perdono ogni anno in India. La casa di produzione See-Saw Films (che ne ha ottenuto i diritti originali ndr.) per questo ha studiato una possibilità di lavorare con delle Organizzazioni riconosciute per aiutare questi bambini e quelli di tutto il mondo.

– CANDIDATO AI GOLDEN GLOBES 2017 PER: MIGLIOR FILM DRAMMATICO, ATTORE (DEV PATEL) E ATTRICE (NICOLE KIDMAN) NON PROTAGONISTI E COLONNA SONORA.

– CANDIDATO ALL’OSCAR 2017 PER: MIGLIOR FILM, ATTORE (DEV PATEL) E ATTRICE (NICOLE KIDMAN) NON PROTAGONISTI, FOTOGRAFIA, COLONNA SONORA E SCENEGGIATURA NON ORIGINALE.

Cineforum / Cinema d’essai: “BUIO IN SALA!”