Il Cacciatore e la regina di ghiaccio

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14-15 Il cacciatore e la regina di Ghiaccio

Rams

06 Mag Rams storia di 2 fratell

RAMS – STORIA DI DUE FRATELLI E OTTO PECORE (orig: Hrútar)
(Islanda 2015 – 93 min’)
Regia di Grímur Hákonarson
Genere: drammatico
Cast principale: Sigurður Sigurjónsson, Theódór Júliusson, Charlotte Bøving, Jon Benonysson.
Tematiche: famiglia, tradizione, lavoro.
Gummi e Kiddi sono due anziani fratelli islandesi che non si parlano da 40 anni. Al centro della loro rivalità c’è l’ingestibilità caratteriale di Kiddi, refrattario alle regole sociali e alla mera convivenza civile.
Per questo i fratelli, pur abitando l’uno accanto all’altro nell’isolamento innevato di un isolotto all’estremo nord e pur svolgendo entrambi l’attività di pastori, comunicano solo attraverso il loro cane, che trasporta in bocca i rari messaggi fra i due. Quando un’epidemia ovina costringe i pastori del posto ad uccidere tutte le loro pecore, Gummi decide per la prima volta di fare qualcosa contro le regole: nascondere sette delle sue pecore ed un montone nella cantina della propria casa, confidando in una ripresa del gregge al termine della quarantena imposta dallo Stato. È l’inizio di una possibile riconciliazione fra due fratelli …
Non essendo il cinema islandese un prodotto di facile esportazione, ci è sembrato opportuno questo film.
Da una parte c’è la curiosità per una cinematografia non ancora conosciuta, dall’altra l’interesse per un film che comunque ha suscitato consensi ovunque sia stato presentato.
Terra di fuoco e di ghiacci, dove il regista ci mostra la fredda e rude vita dei due fratelli ambientandola in panorami silenziosi e vastissimi, nei quali la solitudine sembra essere la cifra comune di tutte le vite degli abitanti, dedite più alla cura degli animali che ai rapporti umani. Questi corpi massicci dalle lunghe barbe, che fanno assomigliare i protagonisti a guerrieri vichinghi, non sono però immuni dalle debolezze e dai desideri di tutti gli uomini, e spesso devono fare i conti con fantasmi e demoni che nemmeno le esagerate quantità di alcol riescono a sopire.
“Rams” è una storia dura, raccontata su uno sfondo irto di spine e sassi e circondata da ghiaccio, ma con una bellissima e poetica conclusione che rimanda al calore che solo l’amore tra fratelli può sprigionare.
Al di là del sottotitolo dell’edizione italiana, che suonando “Storia di due fratelli e otto pecore” potrebbe anche far pensare a una commedia campestre, il film utilizza le pecore, ma parla di esseri umani e di quanto possano essere complesse le strade per ritrovarsi in un contesto che già dalla meteorologia possiamo definire freddo e dalla posizione geografica – da noi considerata (forse) – molto distante.
– Premio ‘UN CERTAIN REGARD’ al 68° Festival di Cannes (2015).

Billy il Koala

7-8 Mag Billy il Koala

Billy è un cucciolo di koala dotato di una fervida immaginazione e di enorme coraggio.
Vuole diventare un grande avventuriero proprio come suo padre, il più grande esploratore di tutti i tempi! Quando, dopo un anno, il papà di Billy non torna a casa dopo una delle sue leggendarie avventure, Billy decide di lasciare la sua piccola città e partire, da solo, alla ricerca del padre scomparso. Percorrendo nel suo viaggio i caldi deserti australiani incontra Nutsy, una piccola Koala dello Zoo, e Jacko, un ansioso e simpatico clamidosauro. Insieme, tra mille ostacoli, i nostri giovani esploratori dovranno cercare di rimanere uniti ed essere molto coraggiosi e svegli per riuscire a portare a termine la loro missione…
Nato in Australia nel 1933 grazie alla serie di libri “The Adventures of Blinky Bill”, è diventato popolare in tutto il mondo anche per film e serie televisive di grande successo.
In più di 80 anni, Billy ha rappresentato valori che tutti, grandi e piccoli, possono condividere: il coraggio necessario per superare sempre le difficoltà; l’amore per la famiglia e gli amici; ma soprattutto uno straordinario senso dell’avventura, che lo porta sempre a vivere situazioni incredibili.
Il film, diretto dal regista Deane Taylor (che ha lavorato alle serie di Tom & Jerry, Mucca & Pollo e Scooby Doo e all’amatissima pellicola Nightmare Before Christmas), ha per protagonisti tantissimi simpatici personaggi come Nutsy, una koalina dello zoo viziata come una principessa che diventerà la migliore amica di Billy; Jacko, un adorabile clamidosauro chiacchierone, che desidera farsi dei nuovi amici; Wombo, un anziano vombatide un po’ pazzerello; e Beryl & Cheryl, due struzzi che adorano spettegolare e sognano di volare.

La legge del mercato

29 Apr La legge del mercato

LA LEGGE DEL MERCATO (Francia 2015 – 93 min’)
(orig: “La loi du marché”)
Regia di: Stéphane Brizé
Genere: drammatico
Cast principale: Vincent Lindon, Yves Ory, Karine de Mirbeck, Matthieu Schaller, Xavier Mathieu
Tematiche: crisi, mondo del lavoro.
51 anni, da 20 mesi disoccupato, per 500 euro al mese di sussidio: la vita di Thierry è fatta di colloqui (anche su Skype) e trattative con la banca, di ipotetici acquirenti dell’amata casetta mobile al mare, di momenti quotidiani in famiglia con moglie e un figlio con qualche ritardo. E anche di momenti di svago: un corso di ballo con la moglie. Poi, finalmente, il lavoro arriva. Addetto alla sicurezza di un supermercato, dove Thierry, inappuntabile come di consueto, sarà ben presto messo di fronte ad una situazione difficilmente “negoziabile”…
È molto difficile non pensare all’ultimo film dei Dardenne (Due giorni, una notte), presentato a Cannes 2014, di fronte a “La loi du marché” di Stéphane Brizé, in concorso lo scorso maggio sulla Croisette.
Le analogie sono molte, a partire dall’argomento comune, quello del lavoro e delle implicazioni sociali contemporanee, poi un rigore e al tempo stesso la scelta di un percorso semplice per seguire un personaggio chiamato a far fronte ad uno dei mali del nostro tempo.
La differenza sostanziale tra il film di Brizé e quello dei Dardenne – uniti comunque da due grandi interpretazioni: stavolta il sempre convincente Vincent Lindon (già premiato a Cannes) – è soprattutto di carattere strutturale: in “Due giorni, una notte” la protagonista (depressa, apatica) doveva far di tutto per convincere i colleghi a rinunciare a dei bonus in modo tale che lei non perdesse il lavoro, mentre in questo film il regista si concentra sul personaggio che, una volta riottenuto un impiego, viene messo di fronte ad un impietoso dilemma morale.
Brizé si prende il tempo necessario per creare i giusti presupposti di un finale coerente, in linea con quanto mostrato fino a quel momento della vita di Thierry, uomo giusto e mai accondiscendente; marito premuroso e tenero padre, disposto sempre a rimettersi in gioco pur di garantire lo stretto necessario alla propria famiglia. Mai una scena madre, o cadute nel patetico, il film sceglie una linea di condotta austera ma non per questo insincera. E la mantiene anche nel momento cruciale, quando Thierry è costretto, suo malgrado, a smascherare prima qualche taccheggiatore occasionale, poi alcuni colleghi del supermercato dediti a lucrare sulle ‘fidelity card’ o a nascondere qualche buono sconto.
Gente disperata, forse anche più di lui: e quando “La legge del mercato” viene messa di fronte alla ‘misura di un uomo’ (splendida contrapposizione a cui fa riferimento anche il doppio titolo del film) bisogna per forza di cose prendere una decisione. Soccombere e disumanizzarsi, o smettere la divisa di un sistema che non accettiamo più. Chapeau!
– Premio per il miglior attore a Vincent Lindon al 68° Festival di Cannes (2015).
– Menzione speciale dalla Giuria Ecumenica al Festival di Cannes (2015)

Il Libro della Giungla

30Apr 1 Mag Il Libro della Giungla

A quasi cinquant’anni dall’uscita del 19esimo film classico animato, la Disney
ha voluto svecchiare la storia del celebre romanzo
“Il libro della giungla” riproponendola alle nuove generazioni nella versione live-action pur sapendo che
il confronto sarebbe stato inevitabile e la visione forse sarebbe stata ombreggiata da un velo di diffidenza…
Eppure, come già è stato per “Cenerentola”, la Disney ha avuto ragione a mettere in piedi questo progetto, riuscendo a raccontare una storia inedita, pur mantenendo i riferimenti all’originale, dando in più nuovi e importanti messaggi.
La trama è quella che conosciamo tutti:
“Tratta dal romanzo di Rudyard Kipling ma ispirata soprattutto al film animato, segue le avventure di un cucciolo d’uomo chiamato Mowgli e cresciuto da una famiglia di lupi. Quando la temibile tigre Shere Khan minaccia la sicurezza del branco, Mowgli è costretto a lasciare la giungla per tornare al villaggio degli uomini accompagnato dall’insaparabile mentore Bagheera, la pantera nera. Lungo la strada finirà tra le spire del gigantesco serpente Kaa, conoscerà il simpaticissimo orso Baloo, verrà rapito dalle poco amichevoli scimmie e portato al cospetto di King Louie, deciso a farsi rivelare il segreto del potente fiore rosso: il fuoco. Ma Shere Khan è sempre in agguato…”
Il regista Jon Favreau è impeccabile per l’eccezionale realismo fotografico, per la qualità visiva, per la sensibilità nel non allontanarsi dalla trama originaria. Tutti gli animali sono reali e credibili, protagonisti sin dalla prima scena in un ambiente selvaggio e curato nel dettaglio. A narrare la storia è la pantera Bagheera, che nel doppiaggio in italiano ha la voce di Toni Servillo. Gli altri noti artisti e doppiatori sono: Giovanna Mezzogiorno, Neri Marcorè, Violante Placido e Giancarlo Magalli.

Le ricette della signora Toku

15 Apr Le ricette

Regia di Naomi Kawase.
Genere: drammatico
Cast principale: Kirin Kiki, Masatoshi Nagase, Kyara Uchida, Miyoko Asada.
Tematiche: anziani, cibo, aborto, morte
Sentaro gestisce un chiosco nel quale cucina dolci, in particolare i ‘dorayaki’: due biscotti farciti con marmellata di fagioli rossi. Frequentato particolarmente da studentesse, il chiosco permette a Sentaro di vivere dignitosamente, anche se il debito che ha con la proprietaria è ancora lontano dall’essere estinto. Un giorno si presenta la signora Toku, che vorrebbe offrirsi anche per meno della paga proposta. Sentaro, con tutta la buona volontà, ritiene che la signora sia troppo anziana per quell’attività e non l’assume. Lei, però, non desiste e si ripresenta offrendogli un assaggio della sua marmellata…
Ci sono film che nascono baciati da una grazia particolare. Che è difficile da definire, ma che in ogni caso permea di sé tutto il film permettendogli di volare alto anche su territori a rischio, che in altre circostanze avrebbero preteso un consistente pedaggio da pagare.
E’ il caso del giapponese “Le ricette della signora Toku” di Naomi Kawase che, incurante di possibili scivolate nel sentimentalismo e di eccessive semplificazioni psicologiche, riesce a raccontare con leggerezza e delicatezza una storia triste di emarginazione, pregiudizio, amore negato e dignità.
E lo fa proponendo un personaggio capace di suscitare simpatia e tenerezza, soprattutto capace di rappresentare tante minoranze che, per colpe non loro, sono condannate all’isolamento e all’oblio.
Altro particolare da non trascurare: la definizione del personaggio dell’anziana signora porta ad un’attenta ridefinizione del rapporto tra l’uomo e la natura, sia essa rappresentata dagli alberi, dalla luna, dai suoni o dai colori. Di solito ci aspettiamo dal cinema giapponese una certa dose di durezza e di aggressività; in questo caso avremo soltanto riscoperta dei sentimenti e desiderio di rivalsa che equivale a una ricerca di libertà. Quel che il regista, senza preoccuparsi di suscitare qualche lacrima, tenta di trasmettere è quanto un passato di tradizioni rigide possa interferire con un presente di speranza. Tanto più in un paese come il Giappone, dove spesso il peso della tradizione ha rappresentato un ostacolo al rinnovamento.
In questo senso l’anziana signora Toku è perfetta rappresentazione di un serbatoio di amore, passione e volontà che qualcuno vorrebbe ostinatamente continuare a tenere chiuso. E’ la figura di Sentaro, che a lungo andare capisce e assimila: ne trarrà il coraggio per la scelta più coraggiosa.
A dire il vero “Le ricette della signora Toku” lascia proprio un buon sapore in bocca: abbastanza da farci ignorare i piccoli difetti dovuti alla semplificazione (che deriva della semplicità) e al sentimentalismo (che deriva dell’umana solidarietà). A noi è parso che la posta in gioco ne valesse il rischio!

Perfect Day

8 Apr A perfect Day

PERFECT DAY (Spagna 2015 – 105 min’)

Regia di: Fernando Léon de Aranoa

Genere:  drammatico, commedia

Cast principale: Benicio Del Toro, Tim Robbins, Olga Kurylenko, Mélanie Thierry

Tematiche:  guerra, violenza, amore, solidarietà

Mambru e B. da anni sono impegnati nelle file del soccorso umanitario e sono abilissimi ad attraversare le intricate e pericolose strade sterrate della Bosnia sui loro quattro-ruote gemelli. Siamo nel1995 e l’inizio degli accordi di pace dovrebbe significare la fine delle ostilità, anche se la devastazione, in quelle terre, sembra non lasciare spazio alla speranza. Chiamati ad un’operazione apparentemente semplice, la rimozione di un cadavere da un pozzo, essa si complica fino a rivelarsi una missione impossibile… 

La stessa corda è usata per salvare vite e per spezzarle. Il destino di un popolo sembra appeso ad un sottile filo lasciato alla responsabilità dell’uomo; capace tanto facilmente di tagliarlo, quanto (molto più faticosamente) di rafforzarlo, fino ad elevarlo alle soglie della salvezza (perfezione?). Altrettanto sottile può essere la differenza tra il giorno perfetto e quello maledetto. Quando al termine della guerra tutte le ‘forze di Pace’ non attendono altro che andarsene, rimane qualcuno che non vuole tagliare la corda. Qualcuno vuole -deve- portare a termine il suo compito, fino alla fine, nonostante tutto e tutti. Questo è il faticoso lavoro di intreccio per cercare di costruire davvero il ‘Bene Comune’. Solo alla fine della fine, nonostante l’apparente sconfitta nel giorno che più maledetto non si può, il caso o Altro lo trasforma in (a) Perfect Day. Quasi a dire: gli uomini arrivano fino ad un certo punto, quello che è chiesto è l’onestà degli intenti, il discernimento continuo e il lavoro sincero, poi il resto, l’esito finale, non è (sempre) prevedibile, non è possibile guidare fino alla conclusione della storia. Rimane ben tesa la corda della forza di volontà, nonostante tutto, nonostante le storie fragili e frammentate di Mambru, di B. e di tutti i protagonisti, nonostante la caparbia stoltezza delle forze Onu, che non aspettano altro che tagliare la corda perché quei territori sono senza peso specifico economico e politico. Come è possibile che il lavoro per costruire il ‘Bene Comune’ apparentemente lineare e semplice, diventi un vero e proprio campo minato? La ricerca del ‘Bene Comune’ è attraversare strade pericolose, immergendosi nelle pieghe delle ferite più scomode, dolorose e putride e da lì provare a medicare e sciogliere i nodi dell’umano soffrire. Le continue riprese dall’alto invitano alla riflessione: il lavoro incontra grandi difficoltà, snodi complicati da districare, la vita stessa è a rischio quando una bomba può essere nascosta sotto una vacca, alla sua destra o alla sua sinistra.