Cinema Weekend – Pinocchio

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PINOCCHIO (ITA 2019 – 120 min’) Regia di Matteo Garrone
Con: Federico Ielapi (Pinocchio), Roberto Benigni (Geppetto), Gigi Proietti
(Mangiafuoco), Marine Vacht (Fata Turchina), Massimo Ceccherini (Volpe),
Rocco Papaleo (Gatto), Massimiliano Gallo (Direttore del circo).

Dal famoso libro di Collodi, la storia di un povero falegname, Geppetto, che scolpendo un ciocco di legno avuto in regalo da mastro Ciliegia, costruisce un burattino animato, che si lancia nella vita, tra avventure ed inciampi, scoprendo il senso della famiglia ed i valori fondamentali…
Il “Pinocchio” di Matteo Garrone è un racconto magico-fiabesco dove il regista è riuscito a raccordare lo sguardo degli sceneggiati Rai (quello di Comencini del ‘72) con l’immaginario visivo ricco di chiaroscuri alla Tim Burton (suo è “Big Fish” del 2003). Ha così abbandonato il suo consueto stile duro e asciutto, segnato da cupo realismo, per abbracciare i toni ed i colori della favola, del romanzo di formazione, anche a misura di bambino.
Il suo “Pinocchio” è infatti marcato da dolcezza, poesia e magia. È il racconto metaforico della vita, del diventare piccoli-grandi uomini, schivando le insidie quotidiane e mettendo al centro gli affetti. Un film per affrontare i grandi temi della vita: infanzia, famiglia, amicizia e solidarietà, che può essere visto, recuperando l’espressione di Roberto Benigni, un film per tutti: «dagli otto – agli ottant’anni».

Cineforum – Il Campione

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“IL CAMPIONE” (ITA 2019 – durata: 102 min′)
Regia di Leonardo D’Agostini
Soggetto: Leonardo D’Agostini, Antonella Lattanzi
Sceneggiatura: Giulia Steigerwalt
Personaggi ed Interpreti:
Christian Ferro (Andrea Carpenzano), Valerio Fioretti (Stefano Accorsi), Massimo Popolizio (Tito, il Presidente), Ludovica Martino (Alessia), Anita Caprioli (Cecilia)

Trama
“Giovanissimo, pieno di talento ma indisciplinato, ricchissimo e viziato, Christian Ferro è un campione del calcio tutta genio e sregolatezza: il nuovo idolo che ha addosso gli occhi dei tifosi di mezzo mondo.
Valerio, solitario e schivo, con problemi economici e un’ombra del passato che incombe sul presente, è il professore che viene assegnato al giovane goleador quando, dopo l’ennesima bravata, il presidente del club decide che è arrivato il momento di impartirgli un po’ di disciplina…”
Nel centro sportivo della società calcistica s’intrecciano le vite di due personaggi quasi agli antipodi: un ragazzo di borgata, che vive nel lusso ed è circondato da falsi amici ed approfittatori. Dall’altra l’ex-professore che non s’interessa di calcio e che nasconde un grande dolore. Il rapporto tra i due all’inizio è difficile e Valerio non riesce a coinvolgere Christian nello studio. Poi, piano piano le cose cambieranno. L’esordio alla regia di questo regista 42enne è ambientato nel mondo del calcio, l’ossessione degli italiani come poche altre cose, eppure poco raccontato dal mondo del nostro cinema. In realtà, il calcio è un pretesto per un classico racconto di formazione e di crescita – attraverso l’ancora più classico rapporto tra maestro ed allievo, in cui ognuno può imparare dall’altro – ma è importante che i luoghi, gli ambienti e gli umori siano credibili.

Cineforum – Le Invisibili

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“LE INVISIBILI” (FRA 2019 – durata: 102 min′)
Regia di Louis-Julien Petit
Soggetto: dal libro di Claire Lajeunie.
Sceneggiatura: Louis-Julien Petit, Marion Doussot, Claire Lajeunie.
Personaggi ed Interpreti:
Audrey (Audrey Lamy), Manu (Corinne Masiero), Hélène (Noemie Lvovsky), Angelique (Deborah Lukumuena), Julie (Sarah Suco)

Trama
“Quattro assistenti sociali lavorano presso l’Envol, un centro diurno che fornisce assistenza alle donne senza fissa dimora. Quando il Comune decide di chiuderlo, le quattro donne si lanciano in una missione impossibile: dedicare gli ultimi mesi del loro impegno a trovare un lavoro al variopinto gruppo delle loro assistite, che sono abituate a vivere in strada .…”
Il cinema della ‘realtà’ si impone con rinnovato vigore con questo bel film, che affronta in primo piano un argomento molto sensibile, anche se non viene spesso portato all’attenzione generale del grande pubblico. Qui si parla di tutta quella folla anonima che vive in modo precario e in maniera altrettanto difficile trascorre la giornata, avendo anche da gestire la notte. Alle spalle c’è il lavoro sul campo di Claire Lajeunie già autrice del libro e di un documentario sulle donne senza dimora cui il film si ispira. Spunto di verità al quale si affianca una fotografia altrettanto vigorosa delle assistenti sociali e volontarie, che rappresentano coloro che trattano dal vivo i problemi ma non hanno la sicurezza di poterli risolvere. Riguardo alla messa in scena il regista ha affermato che il genere della commedia è stata la scelta migliore per raccontare la storia di queste donne, volendo fare un film pieno di speranza, luminoso e focalizzato sulla coesione del gruppo, come pure sul modo in cui ci si aiuta reciprocamente per fronteggiare le avversità.